Il grande allenatore ungherese è entrato nelle leggende del calcio assieme ad altre stelle che hanno lasciato una segno indelebile in Italia. Il premio alla memoria è andato anche a Sinisa Mihajlovic
Papà del Grande Torino. A Egri Erbstein è stato assegnato un premio alla memoria durante l’evento organizzato dalla Figc, lanciato nel 2011, per celebrare profili che hanno lasciato una segno indelebile nel nostro calcio. E’ entrato nella Hall of Fame del Museo di Coverciano assieme, tra gli altri, a Mourinho, Zidane, Zola e Altobelli. E Mihajlovic scomparso di recente.
Cinque scudetti consecutivi. Erbstein è stato calciatore, allenatore, direttore tecnico. Ma soprattutto l‘artefice di quel gruppo di campioni che negli anni 40 domina in Italia, costruito pezzo per pezzo, anno dopo anno, senza sbagliare mai un colpo. Di origini ebraiche, è sfuggito miracolosamente alla furia nazista, non al destino che lo aspetta il 4 maggio del 1949 di rientro, con tutta la squadra, dalla trasferta di Lisbona. Il patron Vittorio Pozzo lo chiama nel 1938 dalla Lucchese, il tempo per andare a visionare, e prendere, due ventenni di belle speranze: Mazzola e Loik.
Nazionale granata. Le leggi razziali lo costringono presto a lasciare l’Italia, ma terminata la guerra Pozzo rivuole con sé il sapiente ungherese. Lo rintraccia e lo riporta a “casa” per terminare l’opera. Il Torino vince cinque scudetti di fila e consegna alla Nazionale 10 calciatori su 11 nell’amichevole con l’Ungheria dell’11 maggio 1947 disputata a Torino e vinta per 3-2. Un record che resiste ancora oggi.


