Giacomo Ferri ha speso una vita nel Toro. In granata è cresciuto, ha fatto tutta la gavetta e poi è diventato un giocatore professionista di alto livello. Ha abbracciato due generazioni di calciatori. Pulici e Graziani e i ragazzi del 76 li vedeva dietro la porta quando faceva il raccattapalle, nella squadra degli anni 80 che centra il miglior piazzamento dopo l’ultimo scudetto, il secondo posto nelle spalle del Verona di Bagnoli, è stato invece uno dei protagonisti. A La Stampa Ferri scrive una emozionante lettera di auguri al Torino.
“Buon compleanno, Toro. Mi hai accolto in casa tua quand’ero ragazzino, umanamente mi hai dato tanto, professionalmente praticamente tutto. Con te sono diventato calciatore professionista. Poi tecnico delle giovanili. Allenatore della Prima squadra, infine anche dirigente. Sei stato, sei e sarai sempre una parte della mia vita, perciò ti abbraccio e ancora una volta ti dico Grazie. La cosa che mi ha emozionato di più non è la prima partita, o meglio non solo quella. Sono tanti e indescrivibili i ricordi, ma quello che proprio non dimenticherò mai è il sapore del primo giorno al Filadelfia: mi sembra ieri. Quando ho saputo che il Toro mi aveva preso, mi sono informato. Mi dicevano che sarei entrato in un posto unico, ma io sapevo poco o nulla di quello che era successo. Avevo 15 anni, ero di Crema, dormivo nel pensionato di via Goito 3. Mi ricordo che al mio arrivo trovo un centinaio di persone tutte più o meno di una certa età, le avrei poi riviste tutti i giorni, erano uno dei segreti di quel posto magico. Sono rimasto con lo sguardo verso di loro, mi venivano in mente scene che non ho mai vissuto, ma che mi avevano raccontato sul Grande Torino. Me le raccontavano mio papà Renato e i suoi amici. Tanti auguri, caro vecchio Toro: ti voglio bene”.



Peccato che il T d C c’è ancora
Perchè cosa sei diventato?