Grande Torino, una cartolina da un paese diverso

Dal 22 al 31 ottobre lo spettacolo al Teatro della Cooperativa di Milano con i testi del giornalista Marco Bonetto e dell'attore e regista Gianfelice Facchetti figlio della leggenda dell'Inter Giacinto

Cosa c’ĆØ nella valigia di una calciatore che torna da una sfida memorabile? Nelle valigie recuperate tra i rottami dell’aereo che trasportava il Grande Torino e che si schiantò su Superga c’erano anche i sogni ritrovati di un paese intero, l’Italia. “Il Grande Torino, una cartolina da un paese diverso” ĆØ lo spettacolo teatrale ideato da Gianfelice Facchetti, il figlio della leggenda dell’Inter, e dal giornalista Marco Bonetto e che andrĆ  in scena a Milano presso il Teatro della Cooperativa dal 22 al 31 ottobre.

 

Il comunicato stampa

 

Cosa c’è nella valigia di un calciatore che torna da una lunga trasferta o da una sfida memorabile? Quali oggetti, quali cose si conservano sul fondo della borsa?Ci saranno scarpe, indumenti da gioco, una tuta,Ā calzettoni, una fascia da capitano; ci sarĆ  una magliascambiata con un avversario, mappe per visitare la cittĆ  dove si ĆØ stati, souvenir da portare a chi ĆØ rimasto a casa ad aspettare, artigianato locale, una bambola, un barattolo di canfora per ungere i muscoli… Nelle valigie recuperate tra i rottami dell’aereo FIAT G.212 che il 4 maggio 1949 si schiantò su Superga, c’erano tante di queste cose ma anche molto di più: c’erano i sogni ritrovati di una generazione e di unPaese intero, il nostro, che a quella squadra si era aggrappato come si fa con qualcosa di salvifico quando tutto sta andando giù. Immaginiamo che in quel giorno del ’49 non sia accaduto nulla, nessuna tragedia; spostiamo indietro il calendario e sfogliamo l’album dei ricordi: prima cartolina, seconda, terza, fino a ritrovare le radici e i protagonisti di una pagina di storia rimasta incollata agli occhi della memoria. Nomi, cognomi, luoghi, date. Il ā€œGrande Torino” era una cartolina da un Paese diverso, da un luogo in cui le valigie della gente non contenevano nulla perchĆ© erano state svuotate dalla guerra, erano povere e da riempire ancora di tutto: di cose materiali e indispensabili, ma anche di rivalsa, disogni, di vita. La favola tragica dei ragazzi in maglia granata, parla dei sogni infranti di una generazione che dopo la seconda guerra Mondiale si era rimboccata le maniche e aveva cercato di riprendersi la vita in mille maniere diverse. Una di queste ĆØ stata sicuramente lo sport, prima il ciclismo poi il calcio, proprio grazie al Torino che tutti amavano, da nord a sud. C’era fame di vita e di fiducia in qualcosa da cui cominciare a ricostruire. E c’era anche sete di rivincite, di vittorie, di orgoglio calpestato da troppo tempo e finito sotto i piedi. In un quadro rassegnato, fu lo sport a fornire qualche appiglio al Paese intero. Per questo, quando il cielo inghiottƬ gli ā€œInvincibiliā€ in maglia granata, venne giù tutto; fu un lutto cosƬ potente da cancellare ogni slancio di avvenire per tanti italiani. Ricordarlo a 75 anni esatti, vuol dire riannodare i fili del tempo e restituirci un frammento di ciò che siamo stati e, in qualche maniera, vorremmo un po’ tornare ad essere. Dopo ā€œEravamo quasi in cieloā€ e la ā€œTribù del calcioā€, Gianfelice Facchetti chiude la propria trilogia dedicata allo sport più popolare del mondo, con un racconto teatrale che arriva dopo un podcast realizzato pochi mesi fa per Raiplaysound.

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