Manca poco alla presentazione di Gianluca Petrachi, il nuovo direttore sportivo del Torino scelto da Urbano Cairo in sostituzione dell’esonerato Davide Vagnati. Tra poco la conferenza in diretta dallo stadio Grande Torino. Ci siamo.
Emozione
“Mi fa piacere ritrovarvi, abbiamo vissuto anni intensi e profondi, vedo tante facce conosciute, ĆØ bello ritrovarsi e tornare in quella che ĆØ stata la mia casa per dieci anni. A Torino non ero più tornato e rientrarci ĆØ stato emozionante, effettivamente quando si sprigiona un sentimento ĆØ sempre qualcosa di positivo, questo sentimento cāĆØ in me. Non ĆØ stata una cosa studiata o pensata, nell’ultimo periodo mi sono sentito con lui perchĆ© volevo capire se veniva a Lecce, poi all’improvviso mi ha chiamato e mi ha fatto percepire che cāera qualcosa che poteva nascere, voleva sapere se fossi pronto a questo ritorno e se avessi le motivazioni giuste per poterlo fare. Io sono nato pronto, gli ho dettoā.
āDal di fuori ho notato una cosa, ĆØ come se ci fosse uno scollamento, il senso di appartenenza debba essere la prioritĆ . Purtroppo lo dissi alla prima conferenza stampa, da calciatore sono stato poco e non ho capito cosa fosse il Toro, poi da dirigente ĆØ stato un altro mondo e ho capito la missione, quella di entrare in un club diverso. Ora questo senso di appartenenza per ognuno deve essere molto rimarcato, ci devono essere persone che devono farlo capire. Io ho cercato di creare sempre un senso di famiglia, mi piacerebbe risentire quel calore che cāera e cāĆØ stato, non ho vissuto nello spogliatoio in questo periodo ma mi piacerebbe alimentare questa sinergiaā.
Errori
āL’errore che non rifarei? Nellāultimo anno forse cāera stanchezza mentale, mi sarei dovuto confrontare per esternare questa stanchezza, quando si sta tanti anni insieme succede. Nella comunicazione forse. Oggi io sono qui a riprendermi ciò che ho lasciato, con tutta lāesperienza che ho acquisito, per quel qualcosa in più per far crescere il clubā.
Bilbao
āLa mia ambizione ĆØ quella di sentire cantare al San MamĆØs i tifosi, ĆØ stata una delle gioie più grandi del mio ciclo, vedere la gente felice ĆØ stato qualcosa che mi ha lasciato dei ricordi, cercherò di fare in modo che non siano dei ricordi, per arrivare agli obiettivi che il Toro meritaā.
Colloqui individuali
“Farò colloqui? Parto dalle persone che stanno intorno al Torino, perchĆ© questo non viene riconosciuto ma a volte i calciatori, quasi sempre, danno tutto anche per le persone che lavorano per loro. Magazzinieri, fisioterapisti, ds, presidente. Le prime gioie sono per la gente che sta lƬ dentro, per i sacrifici che fanno. Il mio senso di appartenenza parte dalle radici, ho voluto parlare con loro perchĆ© serve compattezza, servono motivazioni, uno che entra nello spogliatoio deve capire cosa ĆØ il Toro. Perdere o vincere non ĆØ lo stesso. Ora partiranno i colloqui con tutti: devo capire chi vuole rimanere e chi vuole andare via, inizierò oggi, ho giĆ parlato ieri ma in maniera fugace perchĆ© era importante prima sentire lāallenatore. Ora si andrĆ avanti e poi cercheremo di aiutare chi non si trova bene e trovare chi ha fame e che sia funzionaleā.
Le bombe carta
Quello ĆØ stato un momento difficile, si navigava nelle zone basse, verso i playout della B, ci fu la cena in cui i calciatori vennero aggrediti. Era complicato. Oggi ci dobbiamo rendere conto che la situazione non ĆØ semplice, io alla squadra ho detto che ho necessitĆ di vederla cattiva, col coltello tra i denti, ci dobbiamo rendere conto dove siamo a 4 punti dal baratro. Sono stanco di sentire che la squadra ĆØ forte, bellina, la squadra invece deve correre, vincere duelli. Se nella testa non cāĆØ garra la squadra fatica, perchĆ© non ĆØ metallizzata a un certo tipo di campionato che si ĆØ palesato ora. Dobbiamo uscire dalle sabbie mobili con le prestazioni. Io sabato voglio vedere una squadra che vinca i duelli. Col Milan nel secondo tempo la squadra si ĆØ abbassata. Questa squadra ha qualitĆ che vanno messe al servizio. Se noi aggrediamo le squadre possiamo fare gol in più: non mi piace, lāho detto al mister, che la squadra si abbassi tutta in difesa, dobbiamo stare più alti e più lontani dalla portaā.
Baroni
A Marco ho chiesto di fare il Baroni che conosco, di tirare fuori quello che ha dentro, abbiamo giocato insieme nel Lecce e lui ĆØ un caratteriale, da calciatore era cazzutissimo, da allenatore pretendo che tiri fuori quello che ha dentro. Marco può e deve fare di più, glielāho detto ieri sera, mi aspetto che la squadra gli somigli. Marco ha temperamento, deve pretendere dai suoi giocatori che quando scendono in campo si capisca che quella ĆØ la squadra di Baroni. Con la Lazio questo lo vedevo, nellāatteggiamento, di non stare in attesa di qualcosa. La squadra deve avere identitĆ , io pretendo che trasferisca quelle che sono le sue caratteristiche.
Modulo
āNon ci saranno equivoci tattici, il 3-5-2 sarĆ il sistema da qui alla fine, poi può succedere di avere qualche defezione e per necessitĆ e per soluzione di partita. Porteremo avanti il 3-5-2ā.
Cremonese
āDicevo a Marco che la Cremonese mi fa paura perchĆ© ha giocato a Bologna una partita sugli errori del Bologna, che ne ha poche di lacune. SarĆ difficile, Nicola lo stimo, studia molto gli avversari, sta dimostrando di essere un allenatore che nella categoria ha il suo perchĆ©. Questa sarĆ una partita da coltello tra i denti, io cercherò di infondere questo messaggio e di far capire loro questo, molti dei giocatori che abbiamo sono tecnici ma noi dobbiamo vincere i contrasti altrimenti gli altri ci passano come gli indiani. Lo spirito del Toro deve entrare nel Dna di questa squadra. Qualcuno come Simeone ha questo spirito, non serve che io vada a pungolarlo. Devo chiedergli di trascinarsi dentro qualcuno, i leader devono prendere per mani i compagni. Le partite si vincono vincendo i duelli personali e noi ne vinciamo pochi, questo ĆØ il puntoā.


