Quattro anni al Torino, in cui vince il primo scudetto – poi revocato per il caso Allemandi – della storia granata e l’ingresso nella Hall Of Fame della Fiorentina, in cui diventa una colonna portante della squadra. Il 16 marzo del 1945 moriva nei lager nazisti di Mauthausen Vittorio Staccione, il calciatore operaio come veniva definito all’epoca visto che lavorava in fabbrica alla Fiat. Ma anche il calciatore partigiano che pagò con la vita la sua voglia di libertĆ .
Nato in una famiglia socialista, Staccione non aveva mai nascosto le sue idee, cosa che fin da calciatore gli costò la persecuzione da parte della dittatura fascista, tanto che il suo nome più volte nel tabellino delle partite veniva sostituito con una X. Dopo aver giocato anche nella Cremonese e nel Cosenza, a fine carriera torna a Torino per lavorare in fabbrica. Poi deportato nei lager, muore di setticemia a causa di un corpo malnutrito. Torino l’ha onorato con una “pietra d’inciampo” posizionata sotto la sua ultima casa in via San Donato 27.



Letto ,libro bellissimo .