Pellegri ha ricevuto l’affetto del popolo granata dopo l’esultanza contro la Sampdoria che ha generato un polverone
Esultanza. Nel calcio si è visto ben di peggio, anche se Pellegri chiaramente si poteva risparmiare l’esultanza provocatoria in faccia ad una curva, quella della Sampdoria, in piena sofferenza. Il ragazzo è stato redarguito sia dall’allenatore Juric che dal presidente Cairo. Ma ora basta: a 22 anni si possono commettere ingenuità, non è stata la prima e non sarà l’ultima. Il calcio è pieno di esempi e anche di sfottò ben più irriverenti. Possono piacere o meno, ma finché i confini rimangono questi sono semplici sfottò.
Argentina. Un certo Icardi “adorava” mettere le mani alle orecchie dopo aver segnato, soprattutto guardando i tifosi avversari. E molto più di recente l’Argentina si è costruita la sua scalata al Mondiale con festeggiamenti ben più irriguardosi: chiedere agli olandesi come si sono sentiti quando dopo l’ultimo rigore Paredes e compagni gli hanno sbattuto in faccia la loro irrefrenabile gioia. Il Torino poi li ha più che altro subiti, quegli esempi. Come quando nel 2002 Pippo Inzaghi al sesto gol del Milan sui granata festeggia in maniera così eccessiva che Lucarelli avrebbe minacciato “Se passi ancora la metà campo ti spacco le gambe” e subito dopo viene espulso dall’arbitro Trefoloni. O come quando nel 2015 Marcos Alonso segna il gol del vantaggio della Fiorentina facendo il gesto del torero sotto la curva Maratona.
Domenica c’è il Monza. Pellegri è stato ricaricato a dovere dal suo popolo, la vitamina migliore in vista di domenica quando al Grande Torino arriverà il Monza. Un popolo, uomini, donne e bambini di tutte le età che l’ha applaudito al Filadelfia e poi ha alzato ancora di più i decibel a Superga: dopo Juric, è stato il granata che ha ricevuto il coro più intenso. Qualcuno del Genoa gli ha regalato anche una sciarpa rossoblù. E adesso Pellegri ha 5 partite per segnare ancora. Nel rush finale può fornire i gol che mancano al Torino, la carta in più da giocare.
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