Edera si racconta: “Voglio rialzarmi dopo l’incubo dell’infortunio”

L’ex attaccante granata si confessa sulle colonne di Torino CronacaQui

Dal Valdocco al Toro, la storia di Simone Edera è di quelle particolari. Partito dall’oratorio è sbarcato in granata e lì ha vissuto 19 anni, partendo dai pulcini e arrivando in prima squadra. Il suo contratto con il club di via Arcivescovado è finito e adesso è in cerca di riscatto, anche per mettersi definitivamente alle spalle il terribile infortunio al ginocchio del maggio 2021. Il canterano si è raccontato sulle colonne di Torino CronacaQui, ecco alcune sue dichiarazioni

 

LA CRESCITA – Entrare in un club importante come questo ti porta inevitabilmente a fare sacrifici e a crescere più in fretta, soprattutto mentalmente. A livello fisico, invece, ero picccolino e spesso andavo in seconda squadra, ho patito molto il passaggio dal calcio a 9 a quello a 11. Ma non ho mai mollato, ho lavorato a testa bassa e ho avuto anche la fortuna di trovare persone splendide

 

I “PADRI” – In particolare sono due, Silvano (Benedetti, ndr) e Moreno (Longo, ndr). Con il mister era un rapporto bastone e carota, ma lo ringrazierò per sempre: è uno di quelli che ti sprona a dare il 110 per 100, non ti puoi mai risparmiare. E’ stato bello ritrovarlo anche in prima squadra, era proprio come in Primavera e secondo me è un pregio perché trattava i ragazzi come uomini. Benedetti? Lui per me è come un secondo papà, mi ha sempre supportato, aiutato e fatto crescere dentro e fuori dal campo: senza di lui non avrei nemmeno giocato a calcio. E tra i dirigenti devo ringraziare anche Bava, mi ha dato fiducia per il passaggio tra i grandi

 

SINISA – Ogni volta che ne parlo mi vengono i brividi. E’ stato un altro papà, mi ha dato tutto ed è sempre stato al mio fianco in bene e male. Mi ha dato tante opportunità, anche di sbagliare, lo ringrazierò per sempre. La sua perdita è stato un colpo al cuore, è difficile parlarne…(si commuove, ndr)

 

INFORTUNIO E FUTURO – è stato l’inizio di un incubo. Appena si è girato il ginocchio ho capito subito che si trattava di qualcosa di grave, era come se mi fosse scoppiato tutto. Mi è caduto il mondo addosso, ma ho trovato la forza per rialzarmi nonostante i dottori mi parlassero di un anno per il completo recupero. Adesso sto bene, mi sento in forma, ho tanta voglia di ricominciare e di riprendermi il tempo perduto. Purtroppo con il Pordenone non siamo riusciti a centrare la promozione in serie B, ma ho ripreso confidenza con il campo. Adesso cerco una società che mi dia fiducia, voglio tornare a divertirmi e ad essere felice: sono queste le tre cose fondamentali, voglio dare un lieto fine alla mia favola

 

IL TORO – 19 anni sono una vita e perché ti rendi conto che è davvero una famiglia. Non nascondo l’amarezza e il dispiacere per come sia finita, ma poi ripenso ai momenti belli che ho passato e mi torna il sorriso: il Filadelfia è un qualcosa di magico, a Superga si respira la storia di questo club. Sono orgoglioso di averne fatto parte e auguro il meglio a tutti i miei ex compagni

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