Aveva solo 24 anni, Gigi Meroni. Il più grande talento del dopo Superga che il Torino abbia mai avuto strappato alla vita nel fiore degli anni e della sua carriera. Calciatore con la maglia numero 7 e molto altro ancora. Amava fare piroette in campo e disegnare parabole impossibili, una classe cristallina che era già arrivata in Nazionale, anche se poi con il ct della Nazionale Fabbri spesso litigava perché portava la barba e i capelli lunghi. In quali anni pre 68 era sintomo di ribellione, di anticonformismo.
Corso re Umberto. Gigi amavaĀ ascoltare i Beatles, dipingere quadri e disegnarsi i vestiti nella mansarda di Piazza Vittorio, ma amava anche le belle macchine e le belle donne. Aveva un amore travolgente, clandestino per quegli anni pre 68, Cristiana figlia di giostrai. Era un innamorato della vita, ma quella maledetta sera dopo la vittoria sulla Sampdoria per 4-2 una macchina piomba a tutta velocitĆ su corso Re Umberto, lui accompagnato dal compagno di squadra e grande amico Poletti sta attraversando la strada all’altezza del civico 46.
Combin. Viene falciato in pieno da un giovane rampollo della Torino bene e suo grande fan, quel Tilli Romero che molti anni dopo diventerĆ presidente del club. Uno scherzo beffardo del destino. Quel destino che, la settimana dopo la scomparsa di Meroni, riserva ai granata con le lacrime addosso il derby: finisce 4-0 con tre gol di Combin. Ā Ma Gigi non c’ĆØ più: ĆØ diventato un mito.


