A Pasquale Bruno il calcio moderno non è mai piaciuto, molto meglio quello degli anni 80 e 90 dove i contrasti erano ruvidi, non c’era la moviola in campo e si respirava un’aria più vera e genuina. I suoi pensieri li ha ribaditi a La Stampa in una lunga intervista che conferma l’eccezionalità di un giocatore diverso, unico nel suo genere.
“Era un altro calcio, anzi era calcio: sicuri che lo sia ancora con questi rigorini appena si sfiora una scarpetta? Oggi non prenderei un giallo perché gli attaccanti sono scarsi, nemmeno sanno stoppare. Ai miei tempi c’era il top, da Maradona a Van Basten, da Careca a Vialli. Solo nel mio Toro ripenso a Casagrande, Martin Vazquez, Aguilera e Scifo. Tutti santi, sopportavano botte e angherie. Fossi nato vent’anni dopo avrei avuto una vita facilissima. L’etichetta da cattivo non mi sminuisce, oltre alla classe servono forza e carattere. I talenti del mio Toro sono ancora amati, ma i tifosi ripetono la sequenza Bruno-Annoni-Policano”.
“La Juve? Boniperti mi seguiva già quando ero a Lecce, la Juve era il mio sogno e ho condiviso lo spogliatoio con campioni come Scirea, però non mi sentivo a mio agio. Il mio ambiente era il Toro, lo percepivo già quando ero ancora dall’altra parte. La Juve era forte e ricca, ma il Toro era il popolo: era storia, amore, emozione e sofferenza. I tre pali di Amsterdam? Poteva succedere solo ad una squadra bella e dannata”.



Ha ragione!
Brande Bruno 😁
E cosa faresti oggi ?..oltre a picchiare come un fabbro non facevi altro,mai visto stoppare una palla o fare un passaggio di un metro
Be tu eri un anticancalcio.spara meno cagate va
Vero