Beppe Dossena attraverso le colonne de La Stampa esamina il momento del Toro nella settimana più importante della stagione: quella in cui si prepara il derby. Ecco le parole dell’ex calciatore campione del Mondo in Spagna nel 1982, in granata per 11 anni tra gli anni 70 e 80.
“Con il gruppo al completo il Torino era migliorato rispetto al passato. Adesso aspettiamo prima di dare giudizi, l’assenza di Zapata si fa sentire. E’ un campionato difficile, le piccole si sono rinforzate, il livello è molto alto. Bisogna fare attenzione, è un attimo ritrovarsi in brutte acque, ma ciò che ha fatto il Toro all’inizio fa ben sperare. Vanoli ce la farà, a patto che la società sostenga il suo lavoro. Occorre anche una squadra responsabile e sensibile. Il confronto deve essere continuo, con grande lealtà e obiettivi chiari”.
“Vanoli deve utilizzare tutti i mezzi a disposizione anche fuori dal campo per unire il gruppo. Nel calcio sono i dettagli che fanno la differenza. Una volta anche il mio Toro si era ritrovato in una situazione simile, ma era una realtà diversa: eravamo in tanti del settore giovanile, avevamo un’identità precisa. Adesso ci sono tanti stranieri, hanno meno identità, ma sono pagati e hanno amor proprio. Ci sono altri linguaggi per coinvolgerli, anche se è più facile con un ragazzo del vivaio. La chiave dei successi passa dalla capacità di gestire ragazzi di culture e religioni diverse”.
“Il derby è sempre il derby, i calciatori non dovrebbero dormirci la notte, ma è nel quotidiano che devono dare segnali. Contro la Juventus non bisogna metterla sul piano tecnico, devi compensare con qualcos’altro, è complicato farlo cinque giorni prima, deve essere una cosa naturale. Ma fortunatamente il calcio non è il basket o la pallavolo dove se tiri o schiacci meglio vinci. Molte volte il vantaggio tecnico non è servito, ma per fare in modo che avvenga bisogna avere un’attenzione maniacale. Il derby può lasciare il segno. L’importante è che non diventi un dramma. Come si vince? Ai miei tempi avevamo qualità, spirito, passione e aggregazione. Eravamo così: quando perdevamo non uscivamo di casa, ma in campo la settimana dopo mettevamo tanta cattiveria. Somatizzavamo troppo, era il nostro modo di vivere la professione. Non critico nessuno, sono generazioni diverse”.



Nelle mutande 😂
Dopo 20 anni di figure di……ormai siamo abituati al segno.
E dove sarebbe la novità?🤔
Attenzione a…?!
Si 1 fisso …. 😡😡😡😡
Non ho più un pezzo di pelle sana da quando c è Cairo non c è posto per nuovi segni
Resuscitiamo anche Vlahovic e meno male che non c’è Bremer, perché altrimenti il solito gol dell’ex, con lui era assicurato.
Ma se è una amichevole da 19 anni
Più segnati di così😭 anche braccino lascia il segno…. speriamo ancora x poco💩💩
Se va bene ne prendiamo solo 3