Danilo D’Ambrosio lascia il calcio

Arrivò in granata nel 2010 e contribuì alla promozione

Ve la ricordate la rivoluzione dei “peones” di Gianluca Petrachi? Nel gennaio del 2010 l’allora neo direttore sportivo del Torino rivoltò come un calzino una rosa litigiosa e presuntuosa portando in granata una lunga serie di giocatori ai più sconosciuti. Non per l’uomo di Lecce che pescò diversi elementi interessanti, il migliore è stato Danilo D’ambrosio che restò al Toro fino al 2014, prima di passare all’Inter. Ora D’ambrosio, 36 anni, ha detto basta con il calcio dopo 9 anni in nerazzurro e le ultime stagioni a Monza.

 

Il messaggio social di D’Ambrosio

 

Avevo 13 anni quando andai via di casa per inseguire il mio sogno. Ero in un convitto, stanza singola, con un letto e un armadio. Di fianco alla mia c’era quella di mio fratello gemello, Dario.
I miei genitori, percependo la mia preoccupazione, mi dissero:
“Se non te la senti, torniamo a casa insieme.”
La mia risposta fu secca: “No! Voglio restare.”
Il mio sogno era più forte di tutte le paure e le insicurezze di quell’età.Quante volte ho pianto perché mi sentivo solo, quante notti mi rifugiavo nella stanza di mio fratello perché mi mancava tutto: la mia famiglia, i miei amici, i miei nonni.
Oggi, dopo tanti anni, sento che è arrivato il momento di fermarmi. Non è facile. Non lo è mai quando lasci andare qualcosa che hai amato così visceralmente.
Il calcio non è stato solo la mia professione. È stata la mia casa, la mia scuola, la mia identità.
Oggi non saluto solo il calcio giocato.
Saluto il ragazzo che sono stato e accolgo l’uomo che sono diventato.
Un uomo che ha avuto il privilegio di trasformare il sogno di un bambino in una realtà lunga 20 anni .
Grazie a ogni squadra, allenatore, compagno, dottore, fisioterapista, magazziniere, cuoco, cameriere e a ogni singolo tifoso che mi ha sostenuto.
Grazie ai miei genitori che hanno avuto il coraggio di lasciarmi andare senza farmi sentire il peso di dovercela fare.
Grazie ai miei fratelli che hanno condiviso ogni mia gioia.

Grazie a mia moglie che per 19 anni è stata una presenza costante ,ha creduto in me, compreso i miei silenzi e amato incondizionatamente.
Grazie ai miei figli che sono stati e saranno per sempre la mia fonte di ispirazione.
Il calcio non sarà più ai miei piedi ogni domenica, ma resterà per sempre dentro di me.
A presto.
Con la stessa passione. Con lo stesso cuore. ❤️️
Danilo”.

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