Gigi Radice

Sette anni fa moriva l'allenatore dell'ultimo scudetto del Toro

Lo chiamavano sergente di ferro, ma era tutt’altro. Gli davano del visionario e lui vinse nel 1976 uno scudetto con il Torino, regalando alla gente granata l’unica grande gioia del dopo Superga. Gigi Radice manca terribilmente: si spegneva il 7 dicembre del 2018 a 83 anni, ma nei ricordi della storia granata le sue imprese sono vivissime, come il suo modo all’olandese di interpretare il calcio che negli anni 70 fece la fortuna del Toro. Radice tornò a Torino anche negli anni 80 arrivando ad un passo dal bis, con la squadra di Junior e Dossena che nel 1985 concluse il campionato al secondo posto dietro la sorpresa Verona.

 

Il ricordo della societĆ 

 

Gigi Radice, il tecnico con più presenze nella storia del Torino, ci lascia a Monza il 7 dicembre 2018. Un anno particolarmente triste perchĆ© sono venuti a mancare anche altri due indimenticabili allenatori granata, Giagnoni e Mondonico. Tra i tantissimi presenti al funerale c’è Claudio Sala, il capitano con attorno i campioni d’Italia 1975-76, che legge una commovente lettera d’addio. Il Torino del Presidente Urbano Cairo si stringe attorno alla moglie, ai figli e alle loro famiglie con tutta la dirigenza al completo.

Radice nasce a Cesano Maderno il 15 gennaio 1935. Secondo di quattro figli, Gigi è un ragazzo con un cuore grande a cui è facile voler bene. Studia e soprattutto gioca bene a pallone. Ha corsa e tecnica ed è molto intelligente tatticamente. È talmente bravo che viene notato dal Milan, ma il papà vuole assolutamente che continui a studiare. Gigi ottiene così il diploma da ragioniere e da lì in poi la sua carriera prende il volo.

Partito come mediano, si fa strada da terzino. In rossonero vince tre campionati e soprattutto la Coppa dei Campioni, la prima di un club italiano. Si guadagna anche la Nazionale e al Mondiale in Cile nel 1962 gioca due partite. Poi la sfortuna si accanisce: nel 1963 in una gara contro la Sampdoria, in uno scontro di gioco, si fa male al ginocchio.

Nel pieno del tormento per l’infortunio Gigi sposa Nerina. ƈ il vero cardine della sua vita, si conoscono dall’asilo e non si sono mai persi di vista. Hanno un rapporto tenero e affettuoso: dal loro amore nascono Elisabetta, Cristina e Ruggero.

Radice racconta il suo calvario a un giovanissimo giornalista, che avrĆ  un sicuro avvenire, ma anche un tragico destino poichĆ© perirĆ  assassinato durante gli anni di piombo del terrorismo. Si chiama Walter Tobagi e quando intervista Radice ha solamente 18 anni. Gigi commenta amaro: ā€œHo avuto paura di smettere di giocare, ĆØ la sofferenza più grande per un calciatore che ama il suo mestiere. Durante il periodo di convalescenza avevo pensato a esercitare la professione di ragioniereā€¦ā€.

Tenta di tornare con tutte le sue forze, ma il ginocchio sembra non guarire mai. DĆ  l’addio al calcio giocato anzitempo e il futuro in panchina ĆØ segnato. Il Monza ĆØ appena retrocesso in C e gli viene affidata la guida tecnica per la stagione 1966-67. Il destino gioca uno scherzo da non credere: in squadra trova Claudio Sala, il capitano del suo Torino tricolore, e Luciano Castellini, il ā€œGiaguaroā€, secondo la straordinaria definizione di Gianni Brera.

Porta il Monza in B, poi esperienza a Treviso, di nuovo Monza e quindi Cesena. In Romagna guida i bianconeri ad una storica promozione in serie A: nasce un rapporto di sincera amicizia con Giampiero Ceccarelli, che Gigi chiama il suo ā€œcapitano personaleā€. Poi il sesto posto con la Fiorentina, la salvezza con il Cagliari e finalmente il Toro.

Con i granata ĆØ amore a prima vista: pressing a tutto campo e zona mista, questo ĆØ il suo credo tattico. Sul modello del calcio olandese, in ritiro con la squadra, seppur in un albergo differente, vengono anche le mogli e le fidanzate dei calciatori e si crea un’atmosfera magica.

Nel 1974-75 il Torino di ā€œMondinoā€ Fabbri termina il campionato al sesto posto, l’anno successivo i ragazzi di Radice superano ogni più rosea aspettativa. I rivali della Juventus sono campioni d’inverno con tre punti sui granata, a fine febbraio le lunghezze diventano cinque. Ma in primavera arriva una rimonta incredibile: il Toro ĆØ campione d’Italia dopo 27 anni! La festa ĆØ proprio contro quel Cesena che aveva portato in A e che ottiene la prima qualificazione alla Coppa UEFA. E Ceccarelli, invitato da Radice, si unisce ai granata nel tripudio del Comunale.

Nel 1976-77 il Torino conclude la stagione con 50 punti sui 60 a disposizione. Non bastano a bissare il tricolore: la Juventus riesce a farne 51. Un anno pesante, per Gigi e per tutto il Toro, per la prematura scomparsa del suo vice Giorgio Ferrini. In granata resta fino al 1980. Poi Bologna, Milan, Bari, Inter e di nuovo Toro. Nel 1984-85 sfiora il titolo, arrendendosi solo al Verona di Bagnoli: ĆØ il Torino di Leo Junior e Dossena con tanti ragazzi cresciuti nel vivaio. Lancia giovani che diventano campioni e quel rapporto simbiotico con la piazza rimane immutato.

Dopo un nuovo girovagare, termina la sua carriera da allenatore al Monza, nella sua Brianza, quella terra natale di tanti calciatori granata protagonisti nel 1976.

ƈ un uomo di un’eleganza inattaccabile, ma al tempo stesso sanguigno e carismatico. Un professionista di valore, stimato da tutti coloro che lo hanno conosciuto e che ancora oggi ne portano il ricordo nel cuore.

 

 

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