Una Norvegia spietata e concreta fa suo il delicato sedicesimo di finale, superando di misura la Costa d’Avorio. A sbloccare il match ci pensa una perla di Nusa, che dipinge una traiettoria a giro perfetta sotto l’incrocio dei pali.
Gli Elefanti non mollano e, a quindici minuti dal triplice fischio, accorciano le distanze grazie a una splendida azione personale di Diallo. Nel momento di massimo sforzo degli africani, però, Haaland firma il definitivo colpaccio appoggiando in rete il pallone del KO. In pieno recupero serve un riflesso felino di Nyland su Kessiè per blindare il 2-1 finale: i norvegesi non raggiungevano la fase a eliminazione diretta di un Mondiale dai tempi di Francia ’98.
Sotto la lente: la prova di Pedersen
Duello ad alta intensità con Diomandè
Serata decisamente complicata per Marcus Pedersen, schierato dal primo minuto per via del forfait dell’ultimo minuto di Ryerson. Presidiare la fascia si rivela un’impresa ardua, dato che dalle sue parti gravita un cliente scomodissimo come Diomandè, gioiello del Lipsia già finito nei radar di colossi quali PSG e Liverpool.
L’ala ivoriana lo punta senza sosta, potendo contare su una marcia in più sul piano della velocità. Nonostante il palese affanno, il difensore norvegese stringe i denti e argina i danni, supportato dal raddoppio sistematico dei compagni di reparto, concedendo di fatto un solo dribbling pulito all’avversario. Con il passare dei minuti le energie calano drasticamente; il commissario tecnico Solbakken legge il momento di difficoltà e decide di sostituirlo, inserendo forze fresche con Aursnes per proteggere il vantaggio fino al termine.
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