Anche Natalino Fossati ricorda la scomparsa di Aldo Agroppi, ex compagno di squadra nel Torino degli anni 60 e 70 e amico per una vita. L’ha fatto attraverso un’intervista a La Stampa. Ecco le sue parole.
“Aldo si sentiva un toscano al Filadelfia, era legato al mondo granata in modo viscerale: non me lo aspettavo, anche se lo temevo. Agroppi era uno dei ragazzini che partivano dal Filadelfia per andare a giocare il derby sotto la pioggia, senza un ombrello. Era la maglia che contava e lui l’ha onorata come pochi. Lo prendevamo in giro per il suo tifo da bambino per la Juve, ma si è ricreduto subito e da quel momento è diventato un anti-juventino oltre ogni limite, anche più di un torinese. “Solo il granata ci salva da questa vita ingrata. Era generoso in campo come nella vita, per lui i soldi non contavano niente, aveva valore solo l’amicizia. E per me aveva un occhio speciale: quando allenavo in Toscana mi ha aiutato lui, alla Rondinella non volevano un piemontese in panchina. E poi non potevo mai pagare quando mangiavo al suo ristorante, ma se non ci andavo si offendeva. Era il vero capitano del gruppo, ma c’era un motivo: Giorgio Ferrini non parlava proprio, mentre Aldo sapeva difendersi anche con i giornalisti. Quando c‘era da fare la polemica era pronto. A lui piaceva andare contro il sistema, a volte facevamo fatica a calmarlo, era duro come un pezzo di marmo”.


