In ricordo di Sinisa

Tre anni fa ci lasciava Mihajlovic, anche il Torino lo ricorda sui social

Tre anni fa si spegneva Sinisa Mihajlovic, il leone serbo invincibile in campo ma piegato dal male più brutto del secolo, il cancro. L’allenatore, che aveva 53 anni e da giocatore aveva fatto la fortuna tra gli altri di Lazio e Inter, nel 2016 si siede sulla panchina del Torino, la prima scelta di Petrachi per il dopo Ventura. L’inizio ĆØ super per Sinisa, con un Toro che vince, fa tanti gol, e fa sognare. Il giocattolo si incrina quando la squadra comincia a contare più reti al passivo che all’attivo, e gennaio del 2018 dopo un derby perso in Coppa Italia viene esonerato.

 

Il Torino e tutto il mondo del calcio oggi lo ricordano. Ecco la nota del club granata che riassume la carriera di MIhajlovic.

 

Sinisa Mihajlovic, campione da calciatore e poi indimenticato allenatore del Torino Football Club dal 2016 al 2018, ci lascia a Roma il 16 dicembre 2022.

Sinisa nasce a Vukovar il 20 febbraio 1969, in una terra segnata dalla sofferenza e dalla guerra. Il calcio diventa presto il suo linguaggio universale: ĆØ un difensore di carattere con un sinistro straordinario.

Con la Stella Rossa di Belgrado solleva la Coppa dei Campioni nel 1991. Con le maglie di Sampdoria e Roma si impone in Serie A, alla Lazio colleziona titoli in Italia e in Europa. Termina, poi, la sua carriera all’Inter. I suoi calci di punizione sono un’arma micidiale, un marchio di fabbrica che lo rende unico nella storia del calcio.

Appesi gli scarpini al chiodo, Sinisa porta in panchina la stessa intensitĆ . Prima ancora che sulla tattica, lui punta sui valori. Al Torino arriva nell’estate 2016, il legame con la piazza ĆØ immediato e sincero. Sinisa incarna perfettamente lo “spirito Toro”: la gente glielo riconosce e lui ricambia con amore e rispetto.

Nonostante la malattia, continua ad allenare il Bologna “mostrando la fragilitĆ  dolce di un guerriero”, riprendendo le parole dell’omelia del Cardinale Matteo Zuppi al suo funerale. La sua forza, il suo sorriso ostinato, la sua voglia di vivere restano una lezione che va oltre lo sport.

Il mondo del calcio perde un professionista schietto e leale, appassionato e coraggioso, qualitĆ  che ha sempre espresso in ogni sua iniziativa, in campo e fuori, sino all’ultimo. Alla gente del Toro lascia un ricordo indelebile di partite, emozioni e orgoglio.

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