Oggi è il compleanno di un dei calciatori più talentuosi e incostanti che abbiano giocato in Italia negli ultimi 15 anni e anche nel Toro. Stiamo parlando di Adem Ljajic, serbo dalla qualità cristallina ma anche limitato da un carattere fumantino che ha messo il limitatore ad una carriera che sarebbe potuta essere ben diversa. Compie 35 anni.
Adem Ljajić rappresenta uno dei più puri enigmi calcistici che abbiano attraversato la Serie A. Arrivato in Italia poco più che diciottenne con l’etichetta di “Kakà dei Balcani”, il fantasista serbo ha collezionato nel nostro campionato 225 presenze, 48 gol e 41 assist, lasciando dietro di sé una scia di capolavori, lampi di classe purissima e clamorosi tonfi.
Fiorentina: l’esordio, il “caso Delio Rossi” e la consacrazione (2010-2013)
Acquistato a titolo definitivo nel gennaio 2010 per circa 6,5 milioni di euro, Ljajić esordisce in maglia viola sotto la guida di Cesare Prandelli. I primi anni sono di apprendimento e alternanza, segnati però da uno degli episodi più surreali della storia recente della Serie A. Il 2 maggio 2012, durante Fiorentina-Novara, l’allenatore Delio Rossi aggredisce fisicamente Ljajić in panchina dopo che il giocatore aveva ironicamente contestato la sua sostituzione. Superato lo shock di quell’evento, la stagione 2012-2013 segna la sua definitiva esplosione calcistica. Sotto la gestione di Vincenzo Montella, Ljajić forma un attacco stellare con Stevan Jovetić, realizzando ben 11 gol in campionato e trascinando la Fiorentina a un passo dalla qualificazione in Champions League. Oggi gioca nel Novi Pazar.
Roma: l’eredità di Lamela e l’altalena dell’Olimpico (2013-2015)
Nell’estate 2013 la Roma investe 11 milioni di euro (più bonus) per portarlo nella Capitale, con il difficile compito di non far rimpiangere Erik Lamela. L’inizio è folgorante, ma l’avventura giallorossa sarà caratterizzata da una forte discontinuità. Nonostante lo status non sempre da titolare inamovibile nel tridente di Rudi Garcia, il suo contributo numerico è tutt’altro che banale. La stagione 2014-2015 lo vede siglare 8 reti in Serie A, incluse alcune marcature decisive che blindano il secondo posto della squadra dietro alla Juventus.
Inter: il passaggio lampo a San Siro (2015-2016)
Nell’ultimo giorno di mercato del 2015, Ljajić si trasferisce all’Inter in prestito con diritto di riscatto, fortemente voluto da Roberto Mancini. A Milano il serbo mette in mostra tutta la sua versatilità tattica, alternandosi come ala sinistra, trequartista e seconda punta. Pur offrendo ottime prestazioni complessive — impreziosite da gol d’autore contro Genoa, Napoli e Palermo — l’Inter decide a fine stagione di non esercitare il riscatto, rispedendolo a Roma per logiche di bilancio e di ricostruzione della rosa.
Torino: la “dieci” e l’ultimo lampo (2016-2018)
La svolta della maturità sembra arrivare nell’estate 2016 con il trasferimento a titolo definitivo al Toro, dove ritrova in panchina il connazionale Siniša Mihajlović. Con la maglia numero 10 sulle spalle, Ljajić diventa il fulcro creativo del gioco granata. La stagione 2016-2017 è la migliore della sua carriera dal punto di vista statistico in Serie A: colleziona 10 gol e 12 assist, guidando la squadra con giocate d’alta scuola. Anche l’anno successivo si mantiene su ottimi livelli, confermandosi uno specialista assoluto dei calci piazzati e dei tiri dalla distanza. Nell’agosto 2018, dopo aver lasciato un ottimo ricordo sotto la Mole, decide di salutare definitivamente l’Italia per trasferirsi in Turchia al Beşiktaş.
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