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Il quotidiano La Stampa approfondisce la questione che da un po’ di giorni sta tenendo banco a Torino: le dichiarazioni improvvise e sorprendenti del patron Cairo sulla volontà di acquistare lo stadio Grande Torino – l’ex Comunale – e il Filadelfia. Un’uscita che ha provocato molto dubbi tra i tifosi, scettici sulla reale volontà del presidente di voler fare questo tipo di investimenti. E una risposta pressoché universale: “Prima bisogna costruire il Robaldo”

 

C’è gente che ha vissuto tutta la gestione dell’editore alessandrino – si legge nelle pagine sportive – e adesso fa fatica a farsi persuadere, vuole risultati più che parole. Deve essere di nuovo convinta. Come Giorgio Bocchino, 76 anni e una grande passione inestinguibile, nonostante uno stato dell’arte che non condivide proprio. “Prima di credergli, vediamo cosa combina con il Robaldo, doveva essere la casa dei nostri ragazzi: dov’è? Per non parlare del Filadelfia, se avesse avuto voglia l’avrebbe già preso. E migliorato. E finito. La volontà di crescere e guardare avanti si vede anche da queste cose”.

 

Una società in affitto. Il giornale torinese ricorda lo stato dell’arte dei due stadi in cui si allena e gioca il Torino, ma anche la situazione del Robaldo che il club si è aggiudicato nel 2016 vincendo il bando, ma che ancora versa in uno stato di totale abbandono. L’intenzione era riunire sotto lo stesso tetto le giovanili granata che da tanti anni ormai si allenano in strutture dislocate in diversi angoli della città e della provincia, a partire dalla Primavera che incredibilmente continua a non avere un campo dove disputare le partite ufficiali. Quest’anno vengono giocate a Vercelli, l’anno scorso era toccato a Biella. Un tour del Piemonte, in questo caso, inopportuno per una delle squadre storicamente migliori del panorama giovanile italiano. 

 

Il nuovo Filadelfia è costato 8 milioni divisi tra Regione, Comune (3.5 a testa) e club granata – continua l’articolo -. Inaugurato il 25 maggio del 2017, finora è stato completato solo il primo lotto, quello che riguarda i due campi. L’intervento del patron Cairo e dello sponsor Beretta ha permesso la costruzione di una zona ristorante (già attiva) e un’altra per il recupero infortuni, mentre è ancora in alto mare il terzo lotto. Dovrà sorgere il museo, da tanti anni ormai ospitato a Villa Claretta a Grugliasco, ma mancano i soldi per dare sostanza al progetto. L’8 marzo 2016, invece, il Torino si aggiudica in concessione per 30 anni l’area del Robaldo, in strada Castello di Mirafiori, gli ex impianti del Nizza Millefonti. Lungaggini burocratiche fanno slittare l’ok definitivo del Comune al luglio del 2021. Ma da quel momento i lavori di ricostruzione sono fermi”.

Contestazione. Non si ferma neanche la protesta nei confronti della proprietà. Più blanda di qualche mese fa, grazie ai risultati della squadra di Juric, ma sempre presente. Intanto una frangia del tifo, i Resistenti Granata, sta tappezzando la città di manifesti e adesivi con un messaggio chiarissimo: “Vendi il Torino”. Sono comparsi al Filadelfia, ma anche sotto la sede granata e gli uffici di Cairo.

 

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