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Gravillon: “Juric è un duro, ma ti insegna tanto”

 

Il  difensore del Torino Andreaw Gravillon, arrivato a gennaio in prestito dal Reims, ha concesso una lunga intervista a Torino Channel.  Queste le sue parole

 

Titolare per la prima volta con il Lecce, da quel giorno non ha più perso il campo…

“Quando sono arrivato dovevo farmi trovare pronto subito, all’inizio è stato difficile adeguarmi al modo di giocare di Juric, ma il gruppo è stato bravo a farmi integrare in fretta. Non mi aspettavo uno spogliatoio così unito, di solito ci sono sempre gruppetti, qua no”.

 

Si è già fatto nuovi amici?

“Quando arrivo in una squadra con dei francesi logicamente parlo subito con loro, ma conoscevo già Ricci e Karamoh, poi ho cominciato a conoscere tutti gli altri”.

 

Chi ti ha aiutato di più ad inserirti?

“Djidji mi ha spiegato come comportarmi in campo, cosa vuole Juric dai difensori. Fuori invece Karamoh e Bayeye mi hanno dato una bella mano”.

 

Com’è Juric?

“Sul campo è duro, ma dopo un po’ di giorni ho imparato a conoscerlo anche fuori, viene da te e ti spiega le cose. All’inizio tatticamente avevo qualche difficoltà, mi ha fatto rimanere dopo l’allenamento per farmi fare gli esercizi giusti”.

 

Come si trova nella difesa a tre?

“La faccio da quando ero all’Inter, ma mai in questo modo. L’uno contro uno non l’avevo mai fatto prima, ma se lavori bene impari velocemente”.

 

Quanto lavora sulla struttura fisica?

“Ho lavorato tano sulle gambe fin da piccolo, il mio stile di gioco si basa su velocità ed esplosività”.

 

Con Djidji c’è una competizione molto sana…

“In tutte le squadre c’è concorrenza, l’importante è avere un buon rapporto. E’ stato bravissimo ad aiutarmi, queste cose non le dimenticherò mai, anche io farei come lui”.

 

In Italia ha avuto tante esperienze: dov’è arrivato il salto di qualità?

“A Pescara. A Benevento non ero ancora pronto. Ho lavorato tanto perché volevo tornare in alto”.

 

Dopo 3 anni di nuovo nel nostro calcio: effetti?

“L’Italia mi piace tantissimo, sono contento di essere di nuovo qua. In Francia mi mancava il cibo italiano”.

 

Guadalupa è la sua terra d’origine.

“Ci vado spesso, anche con la nazionale. E’ anche l’occasione per andare ad abbracciare mia nonna. Ma mio papà e la mia mamma vivono a Parigi. Li chiamo sempre, appena possono vengono a trovarmi. Anche ai miei genitori piace l’Italia”.

Com’è la Ligue 1?

“Un campionato molto difficile, nelle squadre di bassa classifica trovi sempre 2/3 giocatori fortissimi. Ci sono tante individualità. La differenza con la Serie A è di natura tattica, qua le squadre sono molto forti. In Ligue 1 quando affronti gli ultimi sei convinto di vincere”.

 

Quando l’ha chiamato il Toro come ha reagito?

“L’ultimo giorno di mercato mi sveglio alle 10.30 e vedo 5 chiamate perse. Il mio procuratore mi dice che in 20′ devo uscire per andare a Parigi, gli ho chiesto la squadra: il Toro. In 10′ ero fuori, ho preso il primo volo. Contentissimo di tornare in Serie A e di andare dai granata. Ultimamente non seguivo molto il campionato italiano, ma il Toro ha una bella storia”.

 

Che idea si è fatto della piazza granata?

“Vive molto il calcio. Prima del derby non mi aspettavo così tanta gente al Filadelfia. E’ stato bellissimo, è importante per noi calciatori sapere di avere una tifoseria che ti segue così da vicino e va oltre i risultati”.

 

Chi è il più simpatico del gruppo? 

“Ola Aina arriva sempre con il sorriso, non l’ho visto mai arrabbiato da quando sono qua”.

 

Che ragazzo è fuori dal campo Gravillon?

“Mi piace tutto, mi piace vivere. Scoprire cose nuove, non importa dove mi porti, io vengo sempre”.

 

Dove vive?

“In centro, da solo: quando mi chiamano esco volentieri”.

 

Cucina?

“Sì, qua in Italia ho imparato a fare la carbonara. Ma i piatti della tradizione me li fa mamma”.

 

E’ fidanzato?

“Sì, lei vive a Parigi ma mi è già venuta a trovare 3 o 4 volte. Spero venga a vivere con me”.

 

Passioni?

“Mi piace la pallamano, la praticavo da bambino. Ma adoro anche la playstation”.

 

 

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