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Ludergnani: “Mi auguro di avere il Robaldo in fretta. L’addio di Benedetti? Ho provato a fargli cambiare idea”

Seconda parte della conferenza stampa di Ruggero Ludergnani

 

Ludergnani, a che punto è il Robaldo?

“So cosa sta succedendo, ma il responsabile è Paolo Bellino, è lui che sa tutto. La certezza è che stanno andando avanti con i lavori. E’ un asset troppo importante per migliorare il settore giovanile e la sua competitività nel mercato. Mi auguro di averlo quanto prima a disposizione. In questi 2 anni ho capito cosa significa portare in giro il marchio del Torino, ha un appeal clamoroso, ma le strutture sono alla base della competitività”.  

 

Benedetti lascia dopo tanti anni, chi va al suo posto?

“Se c’è stata una persona super leale è stato Benedetti, a novembre/dicembre molto sinceramente mi ha detto di essere stanco, voleva prendere tempo per sé. Ho provato a fargli cambiare idea, anche Cairo ci ha provato. Ma lo capisco, è una scelta da rispettare. Poi, grandissimo dispiacere. Chi verrà dopo avrà grandi responsabilità, non lo invidio, ma nella vita come nello sport si guarda avanti”.

 

Il suo bilancio dopo 2 anni?

“Positivo, sono stati due anni molto intensi, se penso a dove siamo partiti e dove siamo adesso sono molto contento. In due anni fatto tante cose, ma possiamo fare molto di più per il passo in avanti definitivo”. 

 

Il contratto quando scade?

“Nel 2024, c’è ancora tanto tempo davanti, non cvi sto pensando. E’ chiaro che lavorando nel settore giovanile bisogna darsi più tempo. Il secondo posto della Primavera? C’è ancora tanto da fare”. 

 

Cos’hanno in più gli stranieri degli italiani? 

“Sono due esempi completamente diversi. Pensare di comprare giocatori solo italiani avrebbe portato costi troppo alti e poi chi ha quelli forti se li tiene. Allora li cerchi fuori. Comunque, cerchiamo di aumentare investimenti sugli italiani, già a gennaio abbiamo preso uno importante: Gabellini”.

 

Bisogna cercare qualcuno più del territorio?

“Non è vero che non siamo attenti al territorio, ma per fare certe cose bisogna strutturarsi ed essere radicati. E anche sapere il competitor che hai vicino. Questa estate arriveranno anche ragazzi del territorio, poi la cosa più importante è che arrivino quelli giusti. Faremo ancora più scouting sul territorio”.  

 

Quali saranno le strategie per restare competitivi?

“Ogni giocatore vuole stare nelle squadre forti, anche nei giovani è così. Quindi, bisogna avere strutture di prim’ordine. Bisogna spingere sotto questo aspetto, da lì poi viene tutto il resto. Creiamo grande appeal anche dal punto di vista delle strutture. Il convitto è uno dei più belli in Italia, le famiglie guardano al servizio completo che offriamo ai ragazzi. Abbiamo idee che ci permetteranno di fare subito un salto in avanti nella qualità del lavoro giornaliero sia dei ragazzi che degli staff”.

 

Le seconde squadre?

“In Italia facciamo fatica a far giocare i giovani, allora il fatto di avere un’Under 23 è una carta che ti consente di far vedere al giocatore cosa vuoi costruirgli attorno. Di Scalvini ce n’è uno. Avere una categoria di mezzo sarebbe molto importante, però il percorso non finisce qui, tutti devono crederci. Però può essere la strada giusta. E’ importante che i direttori sportivi delle prime squadre credano nel settore giovanile. Noi possiamo arrivare fino ad un certo punto, ma chi sta sopra deve credere nel settore giovanile. In Italia bisogna farlo di più, ma io mi sento fortunato con Vagnati e non perché ci lavoro da tanti anni insieme. C’è sensibilità”.

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