L’1 novembre del 1962 debutta al Filadelfia in una sfida con il Venezia (1-0)Ā Gerry Hitchens, centravanti generoso che oltre ad essere un punto importante della nazionale inglese ĆØ anche uno dei primi britannici a giocare in Italia. Nel 1961 lo porta in Serie A l’Inter che l’anno dopo, però, lo scambia con il Torino nell’ambito della trattativa per Beniamino Di Giacomo. Hitchens gioca nella squadra granata allenata da Nereo Rocco 113 partite e realizza 37 gol, poi indossa anche le maglie di Atalanta e Cagliari. Muore nel 1983 in Galles a causa di un infarto durante una partita di beneficenza.
Ecco alcuni estratti dell’intervista che Hitchens rilascia a La StampaĀ alcuni mesi prima di morire.
SulĀ Torino. “Anni da favola in una squadra sanguigna, da combattimento, fatta apposta per uno come me che in campo ha sempre lottato, ha sempre dato tutto. Venni in Italia da professionista, per i soldi, e via via mi accorsi che da voi avrei giocato anche gratis. Mi sento un poā italiano, adesso. Soprattutto torinese. Eā in granata che mi sono divertito-di più, anche se ho bellissimi ricordi delle altre societĆ . Ne ricordo alcune, le più belle. Soprattutto una in Coppa a Zagabria, dove vincemmo alla grande. La nostra forza era lāamicizia, una specie di professionismo spensierato. Che grinta. Sto bene, ma rimpiango un poā il vostro clima, il vostro modo di vivere. ChissĆ se qualcuno del Toro si ricorda ancora del vecchio Hitchensā.
Su Nereo Rocco. “Che allenatore. Sdrammatizzava tutto con la battuta, però quando voleva essere pesante, quando voleva dare la scossa, lo sapeva fare anche solo con lo sguardoā.
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Gerry Arcibaldo Hitchens, un bel centravanti magari servirebbe ancora oggi.